Scatta l’era MiCA per le crypto: 53 licenze concesse, ma Binance e Tether sono out

Il nuovo regime MiCA per quanto innovativo, impone costi elevati e standard stringenti, con il rischio di tagliare fuori i piccoli operatori
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L’entrata in vigore del regolamento MiCA ridisegna la geografia delle crypto in Europa, tra nuove licenze, esclusioni clamorose e futuro incerto.

L’Unione Europea lancia il suo messaggio: chiarezza e regole per tutti

Con l’entrata in vigore del MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation), l’Unione Europea ha compiuto un passo senza precedenti verso una regolamentazione armonizzata delle crypto. A luglio 2025, ben 53 aziende hanno ottenuto la licenza MiCA, tra cui nomi noti come Coinbase, Kraken, Circle e Société Générale – Forge, aprendo la strada a un’operatività trasversale in tutti i paesi dello Spazio Economico Europeo. È la nascita di un vero passaporto europeo per le crypto-attività, che consente a chi è in regola di offrire i propri servizi senza dover passare da una giungla di normative nazionali.

Scatta l’era MiCA per le crypto: 53 licenze concesse, ma Binance e Tether sono out

Ma se il fronte degli operatori regolamentati appare già ricco e ben posizionato, non passano inosservate le assenze di due giganti: Tether e Binance. Due nomi simbolo del settore che, paradossalmente, restano per ora fuori dalla porta del nuovo regime europeo. Il motivo? Trasparenza, governance e compliance: tre parole chiave che si stanno rivelando discriminanti nel nuovo corso regolamentare dell’UE.

Tether e Binance fuori dai giochi (per ora): le sfide della conformità

L’assenza di Tether, emittente della stablecoin USDT, dalla lista degli autorizzati è tutt’altro che marginale. In un contesto in cui le stablecoin diventano centrali per il sistema cripto-europeo, non avere l’approvazione MiCA significa non poter più operare legalmente. Diverse piattaforme hanno già rimosso l’USDT dalle proprie offerte europee, e la società ha scelto di concentrarsi su altri mercati, definendo l’Europa “un ambiente avverso al rischio”.

Anche Binance, uno degli exchange più usati al mondo, è rimasta fuori. Le difficoltà sono legate a questioni normative irrisolte, procedimenti in corso e un’organizzazione troppo complessa per adattarsi rapidamente alle rigide regole di trasparenza, governance e antiriciclaggio richieste dal MiCA. In due anni, Binance ha ritirato licenze e chiuso attività in numerosi Paesi europei, segnale di un cambiamento di rotta forzato e di una compliance ancora lontana.

Questo scenario segna un cambiamento strutturale nel settore: chi non è in grado di rispettare le nuove regole, viene escluso dal più grande mercato regolamentato al mondo per le crypto. Per i player regolamentati, invece, si apre una stagione di opportunità e consolidamento, dove sarà più facile espandersi legalmente e conquistare quote di mercato grazie alla fiducia delle istituzioni e degli investitori.

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Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Il regime MiCA, per quanto necessario e innovativo, impone costi elevati e standard stringenti che rischiano di tagliare fuori operatori più piccoli o emergenti, con effetti diretti su diversità, innovazione e concorrenza. Lo sottolineano diversi analisti, che vedono nella nuova regolamentazione un’arma a doppio taglio: aumenta la protezione per i consumatori, ma rende più difficile l’ingresso nel mercato.

A settembre è atteso un primo punto di controllo normativo che potrebbe portare a nuove approvazioni o revoche, confermando che il processo di selezione è dinamico e in evoluzione.

Nel frattempo, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro: il tempo delle cripto “selvagge” è finito. Chi vuole restare, deve giocare secondo le regole. Il MiCA non è solo una legge: è una dichiarazione d’intenti che punta a rendere l’Europa un modello globale di regolamentazione per gli asset digitali. E se da un lato apre la strada a un ecosistema più solido e trasparente, dall’altro mette alle strette anche i big del settore, costringendoli a scegliere: adattarsi o restare fuori.

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