Craig Wright non è Satoshi Nakamoto: ora è ufficiale

Un giudice ha stabilito definitivamente ciò che la community crypto ha sempre sostenuto
Craig Wright
Indice

In una sentenza storica emessa da un tribunale inglese, il giudice James Mellor ha stabilito che l’imprenditore australiano Craig Wright non è Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore di Bitcoin. 

Questo verdetto mette fine a una lunga disputa legale e alle affermazioni di Wright, che per anni ha sostenuto di essere il genio anonimo dietro la prima criptovaluta al mondo.

La sentenza su Craig Wright

Il 14 marzo, il giudice Mellor ha dichiarato inequivocabilmente che Craig Wright non è l’autore del whitepaper di Bitcoin, non è il creatore della tecnologia di Bitcoin e, di conseguenza, non può essere considerato Satoshi Nakamoto. Questa decisione giunge al termine di un processo iniziato il 5 febbraio, nel corso del quale la Crypto Open Patent Alliance (COPA) ha presentato argomentazioni convincenti contro le pretese di Wright.

In un post su X BitMEX Research ha riportato le precise parole del giudice, che anticipano una sentenza scritta più dettagliata: 

“Dopo aver considerato tutte le prove e le osservazioni presentate in questo processo, sono giunto alla conclusione che le prove sono schiaccianti. Pertanto, per le ragioni che saranno spiegate a tempo debito nella sentenza scritta, farò alcune dichiarazioni che sono convinto siano utili e necessarie per rendere giustizia tra le parti.

In primo luogo, il dottor Wright NON è l’autore del Libro bianco sui Bitcoin.

In secondo luogo, il dottor Wright NON è la persona che ha adottato o operato con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto nel periodo 2008-2011.

In terzo luogo, il dottor Wright NON è la persona che ha creato il sistema Bitcoin.

E, quarto, NON è l’autore delle versioni iniziali del software Bitcoin.

Per ulteriori informazioni, dovrete attendere la sentenza scritta”.

La causa tra Craig Wright e la COPA

La COPA ha intentato causa contro Wright per impedirgli di rivendicare la paternità di Bitcoin e, potenzialmente, i diritti di proprietà intellettuale associati. Questa mossa legale mirava a proteggere la libertà degli sviluppatori di continuare a lavorare sulla rete Bitcoin senza il rischio di violazioni di brevetto.

Tutte le volte in cui Craig Wright ha dichiarato di essere Satoshi

Dal 2016, Wright ha ripetutamente affermato di essere Satoshi Nakamoto, producendo documenti e testimonianze per supportare le sue dichiarazioni. Queste affermazioni sono state ampiamente discusse e contestate all’interno della comunità delle criptovalute, alimentando un dibattito che ha ora trovato risoluzione con la sentenza del giudice Mellor.

Nel 2019 Wright arrivò a registrare il copyright sul whitepaper di Bitcoin.

Come la COPA ha smentito Craig Wright

La COPA ha smentito efficacemente le affermazioni di Wright di essere Satoshi Nakamoto attraverso 12 punti chiave, dimostrando le discrepanze nelle sue affermazioni:

  1. White Paper di Bitcoin: Wright ha affermato che fosse scritto in LaTeX, ma era in realtà prodotto in OpenOffice.
  2. Scambio di corrispondenza con Adam Back: Wright ha presentato una versione falsificata di queste email, mentre il vero Satoshi avrebbe conosciuto i fatti corretti.
  3. Influenza di Wei Dai: contrariamente a quanto sostenuto da Wright, il vero Satoshi ha scoperto b-money di Dai solo nel 2008, non negli anni ’90.
  4. Chiave PGP di Satoshi: le affermazioni di Wright sulla chiave PGP erano inconsistenti con l’uso effettivo che ne avrebbe fatto il vero Satoshi.
  5. Codice Bitcoin: Wright non conosceva dettagli chiave del codice che il vero Satoshi avrebbe dovuto sapere.
  6. Upload del White Paper: il vero Satoshi sapeva che il white paper era stato caricato su un servizio di hosting gratuito, non da Melbourne come affermato da Wright.
  7. Patch Tuesday: Wright ha falsamente affermato che le patch di Microsoft avevano causato il crash del sistema Bitcoin, cosa che il vero Satoshi avrebbe saputo essere falsa.
  8. Requisiti di mining: le operazioni di mining descritte da Wright non corrispondono a quelle del vero Satoshi.
  9. Transazioni Bitcoin: Wright non ha potuto nominare correttamente i destinatari delle transazioni Bitcoin, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da Satoshi.
  10. Genesis Block: Wright ha commesso un errore fondamentale riguardo alla chiave pubblica del Genesis Block.
  11. Post sulla criptovaluta: Contrariamente alle affermazioni di Wright, è stato il vero Satoshi a scrivere un post sulle criptovalute nel 2010, non Martti Malmi.
  12. Trasferimento a GitHub: Wright ha sostenuto falsamente che Satoshi si era opposto al trasferimento del progetto Bitcoin su GitHub, cosa che il vero creatore non ha fatto.

Queste discrepanze tra le affermazioni di Wright e i fatti noti su Satoshi Nakamoto hanno chiarito alla corte che Wright non poteva essere l’elusivo creatore di Bitcoin, portando a una sentenza che ha messo fine alle sue affermazioni.

La sentenza non solo chiarisce una volta per tutte la non-affiliazione di Wright a Satoshi Nakamoto ma apre anche un nuovo capitolo di speculazioni sull’identità del vero inventore di Bitcoin, che rimane una delle questioni irrisolte più affascinanti del mondo crypto.

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