Il CLARITY Act è arrivato a un momento decisivo. Il disegno di legge che punta a definire un quadro normativo federale per gli asset digitali negli Stati Uniti dovrà superare una prova fondamentale al Senato il 15 settembre, pochi giorni dopo il rientro dei senatori dalla pausa estiva.
La sfida è soprattutto politica: per chiudere il dibattito servono 60 voti, ma i repubblicani dispongono di 53 seggi e non hanno ancora trovato una posizione comune. Il sostegno di una parte dei democratici sarà quindi indispensabile.
CLARITY Act, corsa contro il tempo al Senato
Il provvedimento ha già ottenuto un importante risultato alla Camera, dove nel luglio 2025 è passato con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Nel maggio 2026 anche la Commissione bancaria del Senato ha approvato il testo, con 15 voti a favore e 9 contrari.
Da allora, però, il consenso bipartisan si è indebolito. Al centro dello scontro ci sono etica politica, tutela dei consumatori, lotta alla finanza illecita e regolamentazione della DeFi.
Alcuni senatori repubblicani hanno espresso perplessità sul testo, mentre diversi democratici chiedono modifiche sostanziali prima di garantire il proprio voto. Se la mozione del 15 settembre non raggiungesse quota 60, il CLARITY Act rischierebbe di uscire dall’agenda legislativa del 2026.
DeFi e stablecoin dividono politica e banche
Uno dei nodi più controversi riguarda la Sezione 604, che protegge gli sviluppatori di software non custodial dall’obbligo di registrarsi come intermediari finanziari quando pubblicano codice open source senza controllare i fondi degli utenti.
La community crypto considera questa tutela essenziale per preservare l’innovazione e lo sviluppo dei protocolli decentralizzati. Le forze dell’ordine, invece, temono che possa creare spazi sfruttabili per riciclaggio, frodi ed elusione delle sanzioni.

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Un altro fronte di scontro riguarda le stablecoin. La possibilità per gli exchange di offrire rendimenti sui saldi in stablecoin preoccupa il settore bancario, che teme una fuga dei depositi verso piattaforme crypto capaci di offrire rendimenti più elevati.
Cosa rischia il mercato crypto senza il CLARITY Act
Il possibile fallimento del provvedimento avrebbe conseguenze che andrebbero oltre Washington. Senza una legge federale organica, gli Stati Uniti continuerebbero a fare affidamento su regole frammentate e interventi distinti di SEC, CFTC, OCC, Tesoro e FASB.
Le aspettative del mercato si sono già ridimensionate: le probabilità di approvazione stimate da Polymarket sono scese dall’82% di febbraio a circa il 16% alla fine di agosto, mentre Galaxy Digital ha indicato una stima ancora più bassa.
Secondo alcune proiezioni, un fallimento potrebbe alimentare una correzione significativa di Bitcoin e delle altcoin, anche se l’entità della reazione dipenderà da quanto lo scenario negativo sia già incorporato nei prezzi.
Il voto del 15 settembre, quindi, non rappresenterà l’approvazione definitiva del CLARITY Act. Sarà però un passaggio cruciale: determinerà se il Congresso avrà ancora la possibilità di costruire nel 2026 un quadro normativo unificato per le criptovalute oppure se il settore dovrà attendere un nuovo tentativo legislativo.
Fonte: DiarioBitcoin
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