Celsius, la piattaforma che prometteva rendimenti esorbitanti sui depositi in criptovalute prima di crollare rovinosamente, ha ufficialmente lasciato la bancarotta ed è tornata operativa. Ma con il nuovo nome di Ionic Digital il suo rilancio si sta rivelando un autentico disastro, forse persino peggiore di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare.
Una nuova gestione… ma vecchie abitudini?
Dopo l’uscita di scena del controverso fondatore Alex Mashinsky, che ora attende la sua condanna per frode finanziaria, l’azienda è passata sotto la guida di un nuovo team di direttori. E il loro primo ordine del giorno? Assicurarsi compensi da capogiro: 420.000 dollari all’anno ciascuno per gestire l’unica attività rimasta in piedi, il mining di criptovalute.
Un pacchetto retributivo che parla da sé. Solo 12 società dell’indice S&P 500 pagano i loro direttori più di quanto faccia Ionic. Eppure, neanche queste cifre stratosferiche sono bastate a trattenere i dirigenti: dall’avvio della nuova gestione, Ionic ha già perso due CEO, due CFO, un responsabile legale e sette direttori. Un vero e proprio fuggi-fuggi generale.
A peggiorare ulteriormente la situazione, anche il revisore contabile terzo dell’azienda ha rassegnato le dimissioni, lasciando molti interrogativi sulla trasparenza dell’intera operazione.
Celsius 2.0 congelata mentre milioni di dollari evaporano
Ma i problemi non finiscono qui. Secondo una nuova causa legale, i creditori di Celsius 1.0 – che avevano accettato un risarcimento parziale sotto forma di azioni Ionic valutate 20 dollari ciascuna – si ritrovano oggi con asset dal valore pari a zero. Il motivo? Le azioni sono illiquide e congelate a causa dell’inazione del consiglio di amministrazione di Ionic.
If you were a Celsius creditor and got cash to buy BTC instead of Ionic shares, you'd be up over 150%. Instead, you've got a stock that doesn't (and isn't allowed to) trade. Join over 3,500 of your fellow shareholders (including most of the largest) who have committed to back…
— Mike Cagney (@mcagney) January 20, 2025
Ora, ben 86.000 creditori hanno deciso di passare al contrattacco, intentandole causa nel tentativo di sostituire il consiglio e ottenere finalmente la possibilità di vendere quelle azioni. Il loro obiettivo? Bloccare il flusso di “milioni di dollari che sono stati dirottati fuori da Ionic, ri-vittimizzando gli azionisti già danneggiati dalla frode pre-fallimentare di Celsius“.

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Ovviamente, ogni causa ha due facce della medaglia. La denuncia degli azionisti rappresenta solo una versione della storia, e la vicenda è ancora agli inizi: la causa è stata depositata il 10 febbraio 2025 e Ionic, insieme ai suoi legali, non ha ancora avuto l’opportunità di rispondere ufficialmente in tribunale.
Il destino di Mashinsky: una condanna imminente?
Mentre Ionic naviga tra problemi legali e disastri gestionali, il suo ex fondatore Alex Mashinsky affronta il conto con la giustizia. Nel dicembre 2024, si è dichiarato colpevole di due capi d’imputazione per frode finanziaria e ora rischia fino a 30 anni di carcere. La sua sentenza è prevista tra aprile e maggio 2025, ma una cosa è certa: il suo nome rimarrà indissolubilmente legato a uno dei più grandi scandali della storia delle criptovalute.
Ionic Digital doveva essere il nuovo inizio di Celsius. Invece, sembra solo un sequel ancora più fallimentare del primo capitolo.
Fonte: Protos
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