La presunta riserva segreta di Bitcoin del Venezuela è tornata al centro dell’attenzione globale dopo l’operazione statunitense del gennaio 2026 che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro.
Secondo rapporti di intelligence rilanciati da fonti vicine ai circuiti crypto, il Paese avrebbe accumulato tra 600.000 e 660.000 BTC, per un valore stimato tra 60 e 67 miliardi di dollari, una quantità tale da collocarlo tra i maggiori detentori di Bitcoin al mondo.
Venezuela: The $60B+ Bitcoin "Shadow Reserve"
— Serenity (@aleabitoreddit) January 4, 2026
Markets focus on the $17T+ in Oil that Venezuela owns.
But what they don't know is that Venezuela one of the largest active $BTC holders in the world.
Similar in scale to both $MSTR and Blackrock.
Here's how this impacts markets… pic.twitter.com/lf7CMUgtUB
Una riserva ombra che può riscrivere il mercato di Bitcoin
Se confermata, questa accumulazione clandestina di Bitcoin renderebbe il Venezuela comparabile, e in alcuni casi superiore, a colossi istituzionali come BlackRock e Strategy. Una riserva di tali dimensioni rappresenterebbe circa il 3% dell’offerta circolante, un dato capace di alterare profondamente l’equilibrio tra domanda e offerta nel corso del 2026.
Il solo sospetto dell’esistenza di questi fondi ha già contribuito a rafforzare il sentiment rialzista intorno a Bitcoin, alimentando l’idea di una scarsità strutturale sempre più marcata.
Oro, petrolio e USDT: come il Venezuela avrebbe accumulato BTC
Secondo le ricostruzioni, l’operazione sarebbe iniziata nel 2018, sfruttando una combinazione di scambi in oro, transazioni petrolifere regolate in USDT e sequestri di attività minerarie nazionali. Tra il 2018 e il 2020, decine di tonnellate d’oro provenienti dall’Arco Minerario dell’Orinoco sarebbero state convertite in Bitcoin a un prezzo medio vicino ai 5.000 dollari per BTC.
Ongoing story : Venezuelas Bitcoin and Tether stockpile will be added to US Strategic Bitcoin Reserve
— MartyParty (@martypartymusic) January 4, 2026
Venezuela's alleged Bitcoin accumulation stems from efforts to evade U.S. sanctions since the late 2010s, primarily under Nicolás Maduro's regime. The state built a "shadow…
Questa prima tranche, oggi valutata circa 36 miliardi di dollari, avrebbe costituito l’ossatura della riserva segreta. Dopo il fallimento del progetto Petro, il regime avrebbe poi coinvolto la compagnia petrolifera statale PDVSA, trasformando i proventi in stablecoin e successivamente in Bitcoin per ridurre l’esposizione al dollaro e il rischio di congelamento dei fondi.

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Arresto di Maduro e scenari futuri per l’offerta globale
La cattura di Maduro apre ora scenari delicatissimi. Gli Stati Uniti potrebbero congelare i BTC, integrarli in una riserva strategica oppure procedere a una liquidazione controllata, ipotesi considerata meno probabile.
Gli analisti ritengono che il blocco prolungato dei fondi sia lo scenario più realistico, con un effetto potenzialmente esplosivo sui prezzi: meno liquidità sul mercato e pressione rialzista di lungo periodo. Nel frattempo, l’adozione popolare delle criptovalute in Venezuela resta un dato chiave, alimentata da iperinflazione e sanzioni.
In un contesto in cui ogni grande detentore conta, la riserva ombra venezuelana potrebbe trasformarsi nel fattore decisivo del prossimo ciclo di Bitcoin, ridefinendo offerta, liquidità e narrativa globale.
Fonte: Beincrypto
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