La rete Bitcoin si sta avvicinando nuovamente a un traguardo storico: un hashrate pari a uno zettahash al secondo. Il 31 agosto la potenza di calcolo stimata ha superato 1,03 ZH/s, mentre il 1° settembre si attestava intorno ai 974 EH/s. Un livello che conferma la crescente solidità della rete, ma che allo stesso tempo aumenta la pressione economica sui miner.

Un hashrate più elevato significa infatti maggiore sicurezza contro eventuali attacchi, ma anche una competizione più intensa per ottenere le stesse ricompense in Bitcoin. Con l’ingresso di nuove macchine nella rete, la difficoltà di mining aumenta automaticamente per mantenere la produzione media di un blocco ogni dieci minuti.
Di conseguenza, i miner devono incrementare costantemente la propria capacità di calcolo semplicemente per conservare la stessa quota delle ricompense complessive. Una corsa tecnologica che favorisce soprattutto le aziende dotate di ASIC di ultima generazione, energia a basso costo e grandi economie di scala.
Hashprice in calo: il mining di Bitcoin diventa meno redditizio
La pressione sui margini è evidente osservando l’hashprice, l’indicatore che misura i ricavi giornalieri generati dal mining per unità di potenza di calcolo.
Secondo le recenti stime di Hashrate Index, il valore si aggira intorno ai 39 dollari per PH/s al giorno, rendendo più difficile la sostenibilità per gli operatori con impianti inefficienti o costi energetici elevati.
Anche le grandi società quotate stanno sperimentando questa difficoltà. MARA ha aumentato il proprio hashrate del 22% su base annua, raggiungendo 70,3 EH/s nel secondo trimestre del 2026. Tuttavia, i ricavi trimestrali sono diminuiti del 27%, attestandosi a 174,9 milioni di dollari.
Il messaggio è chiaro: avere più potenza di calcolo non garantisce automaticamente maggiori profitti. In un mercato sempre più competitivo, l’efficienza energetica diventa un fattore decisivo.

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L’intelligenza artificiale cambia il futuro delle società di mining
La vera novità è rappresentata dalla crescente concorrenza tra mining Bitcoin e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Entrambi i settori richiedono enormi quantità di elettricità, data center affidabili e connessioni alla rete.
Sempre più miner stanno quindi rivalutando la propria risorsa principale: non più soltanto le macchine per estrarre Bitcoin, ma la capacità energetica disponibile. MARA, ad esempio, può allocare la propria potenza tra mining, IA e calcolo ad alte prestazioni in base alla redditività.
Anche Riot Platforms e IREN stanno accelerando questa trasformazione, puntando sempre di più sui servizi cloud e sulle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.
Il mining di Bitcoin non è destinato a scomparire, ma il suo modello economico sta cambiando rapidamente. Con l’hashrate vicino a un record storico e margini sempre più compressi, il futuro premierà probabilmente le aziende capaci di ottenere il massimo valore dalla propria energia.
La nuova competizione potrebbe quindi non essere più tra chi possiede più ASIC, ma tra chi sa utilizzare meglio ogni megawatt disponibile.
Fonte: Coinpaper
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