Ma quanto può salire davvero Bitcoin?

Bitcoin è davvero troppo grande per crescere? Confronto con oro, argento e Nvidia: i numeri smontano la narrativa dominante. Analisi market cap dicembre 2025.
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Una delle obiezioni più comuni che sento quando si parla di Bitcoin è legata alla sua dimensione. Con una market cap che oscilla tra 1.7 e 2 trilioni di dollari, molti si chiedono se sia ancora lecito aspettarsi movimenti esplosivi. Quando si parla di target, ci si limita a citare 130, 150, 180 mila dollari, presentandoli come grandi traguardi. E in effetti, per un asset di queste dimensioni, un 30 o 50% rappresenta un movimento significativo. Ma è davvero questo il limite?

La narrativa dominante sostiene che Bitcoin sia ormai “troppo grande per esplodere”. Che i tempi dei 10x siano finiti, relegati a un’epoca pionieristica che non tornerà. Che dobbiamo accontentarci di rendimenti da asset maturo, simili a quelli dell’oro o dei bond. Ma questa narrativa regge alla prova dei fatti?

Per rispondere a questa domanda, voglio ragionare su cosa hanno fatto altri asset comparabili negli ultimi anni. E i numeri che emergono raccontano una storia molto diversa da quella che ci viene venduta.

Il caso dell’argento

Partiamo dall’argento, il fratello povero dell’oro. Nessuno confronta mai Bitcoin con l’argento, tutti usano l’oro come punto di riferimento quando si parla di “oro digitale” o di riserva di valore. L’argento viene ignorato, considerato un metallo industriale più che un asset monetario. Eppure, se guardiamo i numeri, scopriamo qualcosa di sorprendente.

L’argento nel 2025 ha fatto qualcosa di straordinario: è passato da circa 29 dollari l’oncia a oltre 66 dollari, con un rialzo superiore al 125% in meno di un anno. La sua market cap è esplosa a circa 3.7 trilioni di dollari, superando prima Microsoft e poi Google per diventare il quarto asset più grande al mondo. Stiamo parlando di un asset già enorme che ha più che raddoppiato in pochi mesi.

Ma quanto può salire davvero Bitcoin?

Il rally è stato alimentato da una combinazione di fattori: domanda industriale in crescita, soprattutto dal settore dei pannelli solari e dei veicoli elettrici, shortage strutturale dell’offerta (siamo al quinto anno consecutivo di deficit), e fuga verso asset rifugio in un contesto di incertezza macroeconomica. Ma il punto non è tanto il perché, quanto il cosa: un asset con capitalizzazione già superiore a quella di Bitcoin ha fatto movimenti che molti considererebbero impossibili per un asset di quelle dimensioni.

Se Bitcoin avesse oggi la capitalizzazione dell’argento, varrebbe circa 185.000 dollari. Quasi il doppio del prezzo attuale.

Ma c’è di più. Se guardiamo il rapporto di forza tra i due asset nel tempo, notiamo che siamo tornati ai livelli del 2017. Lascia che affondi il concetto: nel 2017 le crypto erano considerate roba da criminali, Bitcoin non aveva alcun riconoscimento istituzionale, gli ETF erano fantascienza, e nessuna azienda quotata avrebbe mai messo BTC in bilancio. Eppure il valore relativo di Bitcoin rispetto all’argento era praticamente lo stesso di oggi.

Otto anni dopo, con ETF spot approvati, adozione istituzionale, aziende pubbliche che accumulano Bitcoin, e un riconoscimento globale come asset class legittima, il rapporto di forza non è cambiato. Questo ci dice qualcosa sul potenziale inespresso.

Il confronto con l’oro

Passiamo all’oro, il vero benchmark. Quando si parla di Bitcoin come riserva di valore, il confronto è sempre con l’oro. È il target naturale, l’aspirazione massima.

Si parla tanto del fatto che Bitcoin abbia fatto un 8x dal bottom del 2022, numeri che sembrano mirabolanti e che giustificherebbero qualunque correzione. I mercati sono tendenzialmente efficienti, le correzioni sono cicliche, tutto vero. Ma se espandiamo l’ottica e guardiamo i rapporti di forza, notiamo che Bitcoin rispetto all’oro è in una fase di lateralità che dura dal 2017. Una lateralità a sfondo rialzista, certo, ma il prezzo di Bitcoin espresso in oro è molto simile a quello di otto anni fa.

Ma quanto può salire davvero Bitcoin?

L’oro nel 2025 è esploso a circa 4.300 dollari l’oncia, portando la sua market cap oltre i 30 trilioni di dollari. È salito del 66% dall’inizio dell’anno. Questo significa che l’oro è oggi circa 15 volte più grande di Bitcoin. Per tornare al rapporto di forza del 2021, Bitcoin dovrebbe più che raddoppiare.

Il rally dell’oro racconta una storia importante: gli investitori stanno cercando rifugio fuori dal sistema fiat. L’incertezza geopolitica, le tensioni commerciali, la sfiducia nel dollaro stanno spingendo capitali verso asset percepiti come sicuri. Bitcoin, che dovrebbe beneficiare della stessa narrativa, sta sottoperformando in modo significativo. C’è un gap da colmare.

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E se ci rivolgiamo all’azionario? Alcuni asset legati all’intelligenza artificiale hanno sovraperformato Bitcoin negli ultimi anni. Nvidia su tutti, che ha raggiunto una capitalizzazione di circa 5 trilioni di dollari. Un’azienda singola che vale più del doppio dell’intero mercato Bitcoin. Questo ci porta a una conclusione importante.

La grande bugia

La prima cosa che possiamo dedurre da tutti questi dati è che è una grandissima bugia l’idea che un asset, solo perché è diventato grande, non possa avere movimenti esplosivi.

L’argento ce lo ha dimostrato in modo lampante: con una capitalizzazione che era già superiore a quella di Bitcoin, ha fatto oltre il 125% in meno di un anno. Ha quasi triplicato la sua market cap. L’oro ha aggiunto 5.5 trilioni di dollari alla sua capitalizzazione solo nel 2025, più del triplo dell’intera market cap di Bitcoin. Nvidia è passata da startup a colosso da 5 trilioni in pochi anni.

Sono numeri che dimostrano come movimenti esplosivi siano assolutamente fattibili anche per asset di grandi dimensioni. La dimensione non è un limite, è una scusa.

Dall’altro lato, possiamo affermare che oggi Bitcoin è nettamente sottocapitalizzato rispetto alle altre asset class. L’oro vale 15 volte tanto. L’argento, che nessuno considera un vero store of value, vale oltre il doppio. Il mercato azionario globale supera i 120 trilioni. Se Bitcoin catturasse anche solo una frazione di questi flussi, i target di cui parliamo oggi sembrerebbero ridicolmente conservativi.

La domanda vera

Ma la domanda vera è un’altra: Bitcoin cosa vuole fare da grande? Le crypto cosa vogliono diventare?

Questa è la biforcazione fondamentale. Da una parte c’è uno scenario in cui Bitcoin realizza la sua promessa: diventa l’oro digitale, una riserva di valore globale, un asset che le banche centrali accumulano, che le aziende tengono in bilancio, che i fondi pensione includono nei portafogli. In questo scenario, le capitalizzazioni che stiamo vedendo oggi sono nettamente sottoprezzate. Già oggi, in maniera marcata.

Dall’altra parte c’è lo scenario opposto: le crypto sono state un fuoco di paglia, un esperimento fallito, una bolla speculativa destinata a sgonfiarsi definitivamente. In questo caso, è inutile stare a guardare i prezzi, perché il mercato andrà semplicemente a liquidare tutto e ridurre tutto in polvere.

Non esistono vie di mezzo comode. O Bitcoin diventa quello che promette di essere, e allora i prezzi attuali sono un regalo. Oppure fallisce, e allora qualunque prezzo è troppo alto.

I dati che abbiamo analizzato suggeriscono che il mercato non ha ancora prezzato lo scenario positivo. Il rapporto con l’oro, con l’argento, persino con singole aziende tech, indica che c’è spazio enorme per una rivalutazione. Ma questo non significa che accadrà. Significa solo che se accade, i movimenti saranno molto più grandi di quello che la narrativa dominante ci sta facendo credere.

Prendete la posizione che preferite, ma fatelo con la consapevolezza di ciò che il mercato sta realmente facendo. E soprattutto, non lasciatevi ingannare dalla storia che Bitcoin sia “troppo grande per crescere”. I numeri raccontano una storia diversa.

Alberto Cuculachi
Sono Alberto. Seguo la blockchain dal 2013. Ho fondato DeFi Talks nel 2021, raggiungendo oltre 500.000 persone in più di 100 paesi. Scrivo per Cointelegraph e TradingOn cercando di tagliare il rumore crypto. Credo che il miglior investimento sia capire il gioco a cui stai giocando.
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