L’offerta totale di stablecoin ha raggiunto i 306 miliardi di dollari. Circa 100 miliardi sono stati aggiunti nell’ultimo anno, nello stesso periodo in cui Bitcoin ha perso terreno. Per la prima volta, la crescita delle stablecoin si è completamente sganciata dall’andamento del mercato crypto. Salgono a prescindere. E questo racconta una storia diversa da quella a cui siamo abituati.
Fino a poco fa le stablecoin erano lo strumento di servizio del trading: un parcheggio tra una posizione e l’altra, una scorciatoia per aggirare i limiti delle valute fiat sugli exchange. Oggi stanno diventando infrastruttura finanziaria a tutti gli effetti, e il mondo della finanza tradizionale ha iniziato a muoversi di conseguenza.
I numeri dietro il boom
A febbraio 2026, il volume di transazioni in stablecoin su Solana ha raggiunto i 650 miliardi di dollari: più del doppio del record precedente, registrato a ottobre. Secondo una nota di ricerca di Grayscale (dati Allium), è il volume mensile più alto mai registrato su qualsiasi blockchain. Standard Chartered ha osservato come l’attività su Solana stia migrando dal trading speculativo sulle memecoin verso coppie SOL-stablecoin e infrastrutture di pagamento.

Solana è quarta per capitalizzazione totale di stablecoin tra le blockchain e seconda solo a Ethereum per USDC in circolazione. Le commissioni bassissime stanno aprendo la strada a micropagamenti e applicazioni finanziarie pensate per il web.
Nel frattempo, Tether punta a una valutazione di 500 miliardi di dollari nel prossimo round di finanziamento. Ha chiuso il 2025 con 10 miliardi di profitto e detiene 122 miliardi in titoli di stato americani, il che la rende il diciannovesimo detentore mondiale di Treasury. Paolo Ardoino ha confermato il lancio di USAT, una nuova stablecoin pensata per il mercato statunitense.
Il volume reale: separare il rumore dalla sostanza
I grandi numeri possono ingannare. Secondo un report di BCG citato da Deutsche Bank Research in un recente webinar per clienti istituzionali, il volume complessivo di transazioni in stablecoin nel 2025 è stato stimato in circa 62 trilioni di dollari. Impressionante, ma va letto con cautela.
Togliendo dal conto l’attività non economica (bot, transazioni interne, volumi fittizi), il volume effettivo di pagamenti scende a circa 4,2 trilioni. Di questi, i pagamenti legati all’economia reale pesano tra i 350 e i 550 miliardi di dollari.

Rispetto ai flussi del sistema tradizionale è ancora poco, ma la traiettoria conta più della foto: secondo Deutsche Bank, questi volumi sono cresciuti del 60% in un anno, e la crescita più rapida è nei pagamenti B2B transfrontalieri. Sabih Behzad, responsabile Digital Assets di Deutsche Bank, si chiede se siamo di fronte a un inizio, non a un punto di arrivo.
Marion Laboure, analista di Deutsche Bank Research, stima che l’85-90% delle stablecoin sia ancora usato per il trading. Il restante 10-15% però si sta diversificando: circa il 2% in pagamenti retail, un altro 2% in rimesse internazionali, il 7% nel regolamento di operazioni su asset reali tokenizzati.
Dove il vantaggio è concreto
L’adozione parte dove il sistema tradizionale costa di più. Inviare 1.000 dollari dagli Stati Uniti alla Turchia via SWIFT costa tra il 2,5% e il 6%. Con le stablecoin si scende a circa lo 0,01%, più le commissioni di conversione in entrata e uscita dal circuito crypto. Nei corridoi verso Nigeria, Kenya e Argentina, oltre l’80% del costo delle rimesse non dipende nemmeno dal cambio: è il costo della catena di intermediari bancari che gestiscono il trasferimento. Le stablecoin tagliano fuori esattamente quella catena.

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Deutsche Bank identifica quattro aree di sviluppo oltre al trading. La prima è il regolamento di titoli tokenizzati, che ha bisogno di un sistema di pagamento operativo 24 ore su 24 e non solo negli orari bancari. La seconda sono i pagamenti B2B verso mercati emergenti, dove le stablecoin fanno da ponte: si converte la valuta locale in stablecoin, si trasferisce istantaneamente, e si riconverte dall’altra parte. La terza è la gestione di tesoreria aziendale, con la possibilità di spostare liquidità in tempo reale e ottimizzare i flussi di cassa. La quarta è l’uso come collaterale nelle operazioni di finanziamento titoli.
Il fronte regolatorio: aperture e resistenze
Il Genius Act, approvato a luglio 2025, ha creato per la prima volta la figura dell’emittente autorizzato di stablecoin negli Stati Uniti, con obbligo di riserva 1:1 in asset liquidi e piena conformità alle normative antiriciclaggio. In Europa, il MiCA è più restrittivo: impone limiti alle transazioni giornaliere per le stablecoin non denominate in euro e obbliga gli emittenti ad avere sede nell’Ue.
Ma la partita è aperta. Il Clarity Act, che dovrebbe regolamentare il mercato crypto in modo più ampio, si è arenato. Secondo Reuters, le banche hanno rifiutato un compromesso proposto dalla Casa Bianca che avrebbe permesso incentivi sulle stablecoin in casi limitati, come i trasferimenti tra utenti. Le aziende crypto avevano accettato; le banche no, perché temono un esodo dai depositi.
Il perché è nei numeri: i titoli di stato americani rendono circa il 3,89%, un conto di risparmio paga lo 0,39%, un conto corrente lo 0,07%. Le banche trattengono quasi tutto il differenziale. Se gli emittenti di stablecoin iniziano a girare quel rendimento ai possessori, i depositi si spostano e le banche perdono la raccolta a basso costo su cui si regge il credito. Le stablecoin con rendimento integrato esistono già e sono in aumento.
Dove porta tutto questo
Le stablecoin non hanno più bisogno del mercato crypto per crescere. Crescono perché risolvono problemi reali in un sistema pieno di inefficienze e margini nascosti. Ma la conseguenza più importante non riguarda le stablecoin in sé. Riguarda tutto quello che ci si può costruire sopra.
Ogni persona che usa una stablecoin per mandare soldi a casa, ogni azienda che regola un pagamento transfrontaliero su blockchain, ogni tesoreria che sposta liquidità in tempo reale è un utente in più dentro l’ecosistema crypto. Non ci è entrato per speculare, ci è entrato perché gli serviva. E una volta che hai utenti, infrastruttura e liquidità nello stesso posto, puoi fare qualsiasi cosa. Le stablecoin non sono il traguardo. Sono le fondamenta su cui cresce una nuova generazione di mercato crypto, con più applicazioni, più verticali e più opportunità di crescita per tutti.
Nel frattempo le banche non stanno a guardare: Societe Generale ha emesso stablecoin in euro e dollari, DWS ha lanciato la prima stablecoin regolamentata in euro sotto licenza BaFin, e una coalizione di dieci grandi banche, Deutsche Bank compresa, sta esplorando stablecoin ancorate alle valute del G7 su blockchain pubbliche. In Asia, Alibaba ha guidato un investimento da 35 milioni in MetaComp, piattaforma di pagamenti ibridi stablecoin-fiat con sede a Singapore.
Servono ancora standard di interoperabilità tra blockchain, integrazione con i sistemi aziendali e chiarezza normativa. Ma il meccanismo di fondo è già in moto: le stablecoin portano gli utenti, gli utenti portano la liquidità, la liquidità attrae le applicazioni. È il ciclo che ha fatto crescere ogni piattaforma degli ultimi vent’anni. Solo che questa volta il terreno di gioco è il denaro.
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