Negli ultimi quindici giorni, gli exchange-traded fund (ETF) di Bitcoin hanno registrato un deflusso di un miliardo di dollari, un dato negativo che non si verificava dall’agosto 2024. Nonostante alcuni acquisti da parte di strategie d’investimento, l’uscita di capitali dagli ETF ha avuto un impatto significativo sul prezzo di Bitcoin, che ha perso un livello di supporto importante e si trova in una fase di potenziale instabilità.

La situazione attuale richiede un’analisi tecnica e ciclica più approfondita, includendo i dati di piattaforme come Bybit. Il declino degli asset digitali è evidente, sebbene vi siano anche alcuni segnali positivi provenienti dallo stesso exchange. Il mercato delle criptovalute, e in particolare Bitcoin, sta attraversando un momento di difficoltà accentuato da un ulteriore slancio ribassista, che ha annullato i recenti tentativi di ripresa.
Un esempio è stato il fake breakout della scorsa settimana: dopo un’apparente ripresa, il prezzo di Bitcoin ha subito un crollo dovuto agli eventi su Bybit, portandolo nuovamente sotto un supporto chiave. Al momento, la chiusura del mercato resta incerta, ma la fase attuale è considerata particolarmente rischiosa.
Bybit hack: oltre 5 miliardi di asset tolti dall’exchange
Bybit ha affrontato un’ondata eccezionale di prelievi, con deflussi di 2,53 miliardi di dollari il 22 febbraio e 3,26 miliardi il 23 febbraio, per un totale di oltre 5 miliardi di dollari in soli due giorni. Nonostante l’entità straordinaria di queste uscite, l’exchange è riuscito a mantenere la stabilità senza bloccare i prelievi, dimostrando una gestione solida della situazione. Un’istituzione finanziaria tradizionale difficilmente avrebbe retto a una “bank run” di questa portata.
L’evento ha messo in luce non solo la resilienza di Bybit, ma anche la maggiore maturità del settore crypto rispetto al passato. A differenza di crisi precedenti, come il crollo di FTX legato a frodi interne, questa volta il sistema ha retto grazie alla presenza di riserve adeguate e al supporto di altri grandi exchange come Binance e Bitget, che hanno contribuito a stabilizzare il mercato.
Prima del crollo, Bybit deteneva asset per un totale di circa 16 miliardi di dollari, cifra scesa a 11 miliardi dopo l’ondata di prelievi. La riduzione del valore degli asset non è dovuta solo ai ritiri di fondi, ma anche al calo del prezzo di Bitcoin, che ha influito sul valore complessivo dei depositi. Molti utenti hanno preferito ritirare i propri fondi per sicurezza, ma la gestione trasparente della crisi potrebbe rafforzare la fiducia nella piattaforma.
Nonostante i dubbi iniziali sulla possibilità di sospendere i prelievi, Bybit ha deciso di lasciarli attivi, permettendo al mercato di riequilibrarsi autonomamente. La capacità di gestire una crisi di questa portata senza limitare le operazioni degli utenti rappresenta un segnale positivo per l’intero settore, evidenziando una maggiore solidità e coordinazione tra gli exchange più importanti.
Bitcoin ETF sta cambiando tutto?
Per la seconda settimana consecutiva, gli ETF Bitcoin continuano a registrare deflussi significativi. Nella settimana del 14 febbraio, sono fuoriusciti 5,85 milioni di dollari, seguiti da altri 5,59 milioni la settimana successiva. Il trend negativo è evidente dall’inizio di febbraio, con pochissimi giorni di inflow positivi. L’unico giorno con entrate nette è stato il 14 febbraio, mentre tutti gli altri hanno visto un calo dei capitali investiti negli ETF di Bitcoin.
L’andamento degli inflow e outflow degli ETF è strettamente correlato al prezzo di Bitcoin, che a febbraio ha formato una candela rossa, segnalando una fase ribassista. L’assenza di nuovi capitali istituzionali sta influenzando negativamente l’asset, seguendo uno schema simile a quello osservato subito dopo il lancio degli ETF a marzo 2024. La situazione attuale solleva dubbi sulla sostenibilità del prezzo di Bitcoin se a determinarlo sono esclusivamente i flussi di investimento negli ETF.
Oltre alla dinamica degli ETF, ci sono altri fattori da considerare. La tensione geopolitica tra Stati Uniti e Cina sta creando un clima di avversione al rischio (risk-off), spingendo gli investitori a muoversi con maggiore cautela. Inoltre, la riduzione della liquidità e le pressioni inflazionistiche stanno influenzando il mercato finanziario nel suo complesso. Un ulteriore elemento di preoccupazione è la revisione della spesa pubblica negli Stati Uniti: le politiche volte a migliorare l’efficienza dell’amministrazione potrebbero ridurre gli sprechi, ma allo stesso tempo sottrarre risorse all’economia reale, con possibili conseguenze sulla crescita e sul consumo.

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Questi fattori potrebbero spiegare il rallentamento degli investimenti istituzionali in Bitcoin, suggerendo che gli investitori stiano adottando un atteggiamento più prudente di fronte alle incertezze economiche e politiche globali.
Dati Macro della settimana
Questa settimana il calendario economico non presenta eventi di particolare rilevanza. L’unico dato significativo è la pubblicazione del PIL degli Stati Uniti prevista per giovedì. Tuttavia, non si prevede un impatto rilevante sui mercati, poiché le stime indicano un valore invariato al 2,3%, leggermente inferiore rispetto al dato precedente.
In un contesto economico attuale, un PIL più basso potrebbe essere visto positivamente, ma nel complesso non dovrebbe influenzare in modo significativo l’andamento generale del mercato.
Bitcoin analisi ciclica: siamo vicini al rimbalzo?
L’analisi ciclica e tecnica di Bitcoin evidenzia una situazione complessa, caratterizzata da forti oscillazioni e possibili manipolazioni di prezzo. Il focus principale è sulla chiusura dei cicli mensili e trimestrali, che determineranno l’andamento del mercato nei prossimi mesi. Attualmente, il trend sembra aver già chiuso un ciclo mensile, con il successivo orientato al ribasso. Se il movimento si svilupperà in tre mensili distinti, potrebbe configurarsi uno scenario negativo, con un trimestre ribassista iniziato a gennaio.
Dal punto di vista temporale, se si considera il minimo del 9 gennaio, il ciclo in corso ha già raggiunto 46 giorni, una durata eccessiva per un tipico ciclo mensile, suggerendo che uno nuovo sia già partito con un’inclinazione ribassista. Una possibile struttura alternativa prevede un ciclo da 25 giorni, seguito da uno più breve in chiusura, prima di completare il trimestre. Questo scenario, se confermato, implicherebbe una continuazione della debolezza per i prossimi mesi.
L’analisi tecnica mostra livelli di supporto chiave: il primo a 95.500 dollari, che, se rotto, potrebbe indicare un trend ribassista più marcato, e il successivo a 94.500 dollari, il cui cedimento segnerebbe un ulteriore deterioramento del quadro tecnico. Attualmente, Bitcoin sta rimbalzando, ma la sua capacità di mantenersi sopra questi livelli sarà determinante per stabilire la direzione futura.
Dal lato delle resistenze, il livello da monitorare è 98.500 dollari, evidenziato come punto di svolta. Un breakout confermato sopra questa soglia potrebbe segnalare una possibile inversione rialzista, mentre una chiusura sotto i supporti chiave confermerebbe la tendenza ribassista.
Le manipolazioni dei prezzi e la volatilità estrema complicano ulteriormente l’analisi. La giornata in corso sarà cruciale: se la candela attuale verrà riassorbita, potrebbe indicare una fase di assestamento e una possibile ripresa; in caso contrario, una chiusura al di sotto dei livelli critici rafforzerebbe lo scenario negativo. La struttura ciclica attuale suggerisce un trimestrale da 70-80 giorni, con possibile chiusura a fine marzo. La conferma della direzione dipenderà dall’evoluzione delle prossime sessioni, con particolare attenzione ai livelli tecnici chiave.
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